Visto l'interesse della vicenda, ne ho tratto un articolo che trovare qui sotto e che è stato pubblicato anche sul sito www.imille.org (questo è il link al post), che è il blog di riferimento dell'area del PD guidata da Ivan Scalfarotto e Sofri jr.
Fuori Piemonte, probabilmente, la si conosce solo per la TAV in Val di Susa e per la pillola abortiva. Ma Mercedes Bresso, per la Regione che ha presieduto per 5 anni, è stata molto di più. E’ stata la presidente dell’internazionalizzazione, dell’Euroregione, del Piemonte aperto al mondo, ma anche la presidente che ha sfidato Moretti e le FS per ottenere servizi di trasporto su rotaia più efficienti aprendo una gara internazionale senza precedenti in Italia. Eppure, alle ultime regionali, gli elettori del viej Piemunt le hanno preferito l’invasore Cota, un milanese che si spaccia da novarese. Perché? Proviamo a trovare alcuni punti deboli della campagna elettorale del PD in Piemonte, senza cercare di addossare la colpa a Grillo…:
- Torinocentrismo: la Bresso, anche ex presidente della provincia del capoluogo regionale, ha vinto a Torino a mani basse: +9,90%, comunque meno di quando, 5 anni fa batté Ghigo. Poi, nelle altre province, il nulla: -1,81% ad Alessandria, Asti -9,06%, Biella (zona da partite IVA mica male) -11,45%, -13,81% a Vercelli, Verbania-Cusio-Ossola -15,62%, Cuneo -15,72% (provincia "rurale"), Novara -15,87. Aiuto.
In pratica, la Bresso vince solo a Torino, con uomini e donne torinesi (di formazione) esenza parlare alla gente delle vallate e delle partite IVA.
- Il PD non parla alla gente: sembra sparare sulla croce rossa, ma è così. Guardate i dati sopra elencati: il PD manca dove c’è da convincere l’elettorato non militante (quello non torinese) a votare. Questo preferisce la Lega, che rassicura col suo populismo e che triplica (!) i voti in Piemonte. Quindi il PD deve abbassarsi al populismo leghista? Certamente no, ma almeno cercare di andare a spiegare, dati alla mano, a qualche piccolo imprenditore tessile del biellese che non sarà il federalismo fiscale in salsa verde leghista ad abbassare la pressione fiscale sul territorio avrebbe fattoguadagnare qualche voto. E poi la vecchia base elettorale non c’è più: a Torino sud (Mirafiori, famiglie quasi tutte di origine meridionale, per chi non lo sapesse) la Lega cresce, un po’ come a Sesto San Giovanni. Se si continua così la bandiera col sole celtico invaderà presto anche il comune e la provincia di Torino.
- L’alleanza con l’UDC: ha sicuramente pagato meno del dovuto. Probabilmente i casiniani si sono impegnati poco sapendo di rischiare di destinare molti voti alla lista Bresso piuttosto che alla loro, ma anche il PD che ancora si fida dei democristiani… C’è poi da dire che un pezzo grosso dell'UDC locale - il "pro-life" Deodato Scanderebech(giuro che il nome è vero) - è fuoriuscito dal partito proprio a causa dell'alleanza con la Bresso, portando un bacino di voti mica male a Cota. E, guarda caso, questo Scanderebech è uno di quelli che fa politica nei mercati, nei quartieri disagiati di Torino come Porta Palazzo e Borgo Dora dove gli italiani si sentono discriminati dagli immigrati: è paradossale, lo so, ma è così.
E questi sono solo tre spunti di analisi della disfatta. Ora però c’è da analizzare un’altra questione: perché il PD nazionale (o meglio, italiano, come diciamo qui ad Aosta) ha sempre ignorato il Piemonte ed i suoi leader? Che si pensava, che dal nord un Penati qualunque scendesse a Roma a salvare capra e cavoli? O che il leader debba venire sempre sempre sempre dall’Emilia-Romagna? In Piemonte vi sono due delle figure più importanti e – più o meno – vincenti del PD: Mercedes Bresso, cui adesso non rimane che il Comitato delle Regioni, e Sergio Chiamparino, quasi in scadenza come sindaco di Torino. Ora, sarà un caso, ma la prima proposta di PD “federale” venne proprio da Chiamparino che, oltretutto, l’ha riproposta non molto tempo fa. Chiamparino, così come la Bresso pre-campagna elettorale, è un politico di sinistra (ex comunista) che però capisce le esigenze di un nord che è inevitabilmente cambiato e al quale il più grande partito della sinistra italiana non può non adattarsi. Pena le mazzate stile ultime elezioni regionali.
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