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Monday, November 30, 2009

Azzurro pallido

Mi piace il rugby. Non è il mio sport preferito, però mi piace. Mi piace il gioco, l'atmosfera, il rispetto, la correttezza. Con uno dei miei migliori amici sono andato a vedere una partita di Coppa del Mondo in Francia (Italia-Nuova Zelanda a Marsiglia, settembre 2007) ed una di Sei Nazioni in Scozia (Scozia-Irlanda ad Edimburgo, febbraio 2009). Ci siamo divertiti come matti. Non solo per le partite, ma anche - se non soprattutto - per tutto ciò che le circondava: atmosfera, pubblico, birra, canti, bandiere....divertente, proprio divertente!

Sono perciò contento che anche in Italia stia poco a poco crescendo la passione. Lo dimostrano l'enorme partecipazione di pubblico per la partita con la Nuova Zelanda, l'interesse delle TV e dei giornali (La Gazzetta dello Sport online ha addirittura dedicato ai tre test match contro NZ, Sudafrica e Samoa uno speciale) e naturalmente degli sponsor. Il bel paese è ben lontano dai "mostri sacri" della palla ovale, ma poco a poco sta crescendo.

C'è però qualcosa che non mi convince del rugby, quantomeno in Italia, realtà che conosco meglio. Trovo che questo sport esalti molto il nazionalismo delle parti, in maniera a volte un po' ipocrita. Cerco di spiegarmi meglio: nel rugby, i valori dell'appartenenza nazionale, dell'attacamento all'inno, alla bandiera, alla storia sportiva e non del paese sono molto importanti. Questo perchè il rugby è stato a lungo tempo un terreno di confronto leale tra le nazioni del Regno Unito e del Commonwealth, che non è che avessero (ed abbiano) rapporti politici eccellenti. Poi nel quadro delle grandi del mondo si è aggiunta la Francia: considerato che i francesi stanno antipatici a mezzo mondo e che nel rugby sono tecnicamente molto forti, è stato facile inserirli nell'Olimpo della palla ovale.
Quindi niente di male e niente di strano: solo una sana rivalità nazionale, ma sportiva. Lo stesso in Italia, finora. Nel rugby i tifosi siedono allo stadio insieme, vanno a bere insieme, vanno alle toilettes dello stadio insieme....insomma tutto bene.

Dove sta dunque l'ipocrisia italiana che menziono? Sta nel elogiare, sostenere, ergere al rango di difensore dell'identità e dell'orgoglio nazionale una squadra che di italiano ha ben poco. Proviamo a fare due conti? Allora, questi sono i 30 giocatori convocati dal Commissario Tecnico Nick Mallet (Sudafricano) per i tre test match autunnali appena giocati. Li elenco indicando il luogo di nascita:
  1. Leonardo Ghiraldini, Padova, Italia;
  2. Fabio Ongaro, Venezia, Italia;
  3. Matías Agüero, San Nicolas, Argentina;
  4. Martin Castrogiovanni, Paraná, Argentina;
  5. Salvatore Perugini, Benevento, Italia;
  6. Iñacio Rouyet, Las Lomas, Argentina;
  7. Carlo Del Fava, Umtata, Sudafrica;
  8. Quintin Geldenhuis, Klerkstadt, Sudafrica;
  9. Antonio Pavanello, Rovigo, Italia;
  10. Tommaso Reato, Rovigo, Italia;
  11. Mauro Bergamasco, Padova, Italia;
  12. Mirco Bergamasco, Padova, Italia;
  13. Simone Favaro, Rovigo, Italia;
  14. Josh Sole, Hamilton, Nuova Zelanda;
  15. Alessandro Zanni, Udine, Italia;
  16. Sergio Parisse, La Plata, Argentina;
  17. Manoa Vosawai, Suva, Fiji;
  18. Simon Picone, Viterbo, Italia;
  19. Tito Tebaldi, Parma, Italia;
  20. Kristopher Burton, Brisbane, Australia;
  21. Craig Gower, Penrith, Australia;
  22. Gonzalo Canale, Cordoba, Argentina;
  23. Gonzalo Garcia, Mendoza, Argentina;
  24. Giovanbattista Venditti, Avezzano, Italia;
  25. Matteo Pratichetti, Roma, Italia;
  26. Kaine Robertson, Auckland, Nuova Zelanda;
  27. Michele Sepe, Roma, Italia;
  28. Alberto Sgarbi, Montebelluna, Italia;
  29. Luke McLean, Townsville, Australia;
  30. Tommaso Benvenuti, Vittorio Veneto, Italia.
Insomma, fatte due percentuali risulta che dei 30 giocatori:
  • 16 (53,33%) sono nati in territorio italiano (9 in Veneto, più della metà, 3 nel Lazio ed 1 a testa in Friuli, Campania, Abruzzo ed Emilia);
  • 6 (20%) sono argentini;
  • 3 (10%) australiani;
  • 2 neozelandesi (6,67%);
  • 2 sudafricani (6,67%);
  • 1 figiano (3,33%)
Azzurro un po' palliduccio, no? Oltretutto va considerato che l'ossatura della squadra italiana è composta proprio da questi 'stranieri'. Infatti, nel test match contro la Nuova Zelanda, nel 15 iniziale erano iscritti ben 9 'extracomunitari' (passatemelo, è la verità!) pari al 60% della squadra, scesi a 7 (46,67%) contro il Sudafrica e risaliti ancora a 9 contro Samoa.

(segue sotto dopo video)


Ora, non fraintendetemi. Per quanto mi riguarda, chiunque può giocare con chi gli/le pare, dove gli/le pare, come gli/le pare. Onestamente, non me ne frega nulla di chi ci sia nella nazionale italiana di rugby. Oltretutto mi pare abbastanza evidente perchè tanti argentini giochino in maglia azzurra anzichè biancoceleste: it's all about money, baby...Infatti, come riportato in questo articolo su di un quotidiano online argentino dedicato alla palla ovale, l'Italia paga per ogni test match 5.000 Euro a giocatore e 10.000 a vittoria, mentre l'Argentina (squadra ancora più competitiva degli azzurri, peraltro) ricompensa i suoi campioni con 100 Dollari argentini per giornata d'impegno nella selección. Ah, il vil denaro....

Ciò che però mi dà veramente fastidio sono i commenti ipocriti di molti che il rugby lo seguono. Provate a dare un'occhiata a La Gazzetta dello Sport, ed a leggere ciò che scrivono i lettori: si parla di orgoglio nazionale, onore dell'Italia, etc etc. Allora, premettendo che - come penso si sia capito - non sono un nazionalista e che essere "orgogliosi" di appartenere ad un paese piuttosto che ad un altro mi sembra alquanto stupido (qualcuno di voi ha per caso scelto dove nascere?), ma proprio essere fieri di una nazionale che per quasi metà viene dall'emisfero sud vi sembra logico? Voglio dire, ma non è assurdo che un "nazionalista" si senta orgoglioso - ammesso e non concesso che ne abbia motivo, visti i risultati dell'Italia - di una squadra che di italiano (in senso stretto) ha ben poco? Certo, da un punto di vista tecnico, nulla da eccepire: la Federazione Italiana Rugby ha tutto il sacrosanto diritto di utilizzare gli oriundi (è sempre stato fatto e molte altre nazioni adottano questa politica), ma da qui a far diventare la squadra un simbolo nazionale, beh, ce ne passa.

Insomma, il discorso è sempre lo stesso: lo straniero - soprattutto se extracomunitario - in Italia va bene solo se ingrassa l'orgoglio del borghesuccio di turno, seduto in poltrona a godersi una meta di Castrogiovanni, una medaglia di Josefa Idem (tedesca), una schiacciata di Tai Agüero (cubana), un gol di Amauri (ma forse lui no, non è di "razza pura", un po' come Balotelli), un canestro di Gregor Fucka (sloveno) o di Carlton Myers (caraibico). In tutti gli altri casi, no, non va bene. Stranieri a casa loro! Guai ai musulmani che attentano alle radici cristiane del paese! Sotto con il White Christmas padano!

E sotto con l'ipocrisia, cari italianucoli.

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