Da qualche giorno la maggioranza di governo italiana (PDL + Lega + Movimento per l'Autonomia) è scossa da profondi tremori meridionalisti: i parlamentari del sud, siciliani in particolare, hanno infatti rilanciato con prepotenza la cosiddetta "questione meridionale", riproponendo il vecchio ritornello del "colmiamo il gap con il nord". L'agenda politica del centro-destra si è così infittita di dibatti su governo attento solo alle esigenze del nord, di finanziaria insufficiente per i bisogni del meridione, di creazione di un ministero per il sud, e - soprattutto - della formazione del "Partito del Sud", una sorta di Lega Nord trasferita sotto Roma e formata dall'MPA insieme a transfughi siciliani del PDL.
Bene, premetto che non credo affatto che la condizione del sud Italia - che considero sempre di più una causa persa - possa migliorare in seguito a questo improvviso clamore, e ritengo che una volta raffreddati i bollenti spiriti estivi di Lombardo & co. con una poltronicina e/o una promessucola in puro stile berlusconiano ("Subito 4 miliardi per la Sicilia! Agire come in Abruzzo! M'impegno in prima persona!") le acque si cheteranno in fretta.
Rimane tuttavia un punto, prettamente politico, che vale la pena analizzare: se notate, le rivendicazioni meridionali provengono esclusivamente dalla Sicilia. Non un fiato, una protesta, un "anche noi" si è levato dalle altre regioni del sud, guidate tanto dal centro-destra che dal centro-sinistra. Perchè? Cosa da i siciliani tanto diversi dagli altri abitanti del sud? L'autonomia speciale? Ragioni culturali? Storiche? Mi permetto di dare questa risposta: Cosa Nostra.
La mafia siciliana, infatti, presenta molti distinguo rispetto alle altre organizzazioni criminali del sud (camorra, n'drangheta, sacra corona unita): è una mafia estremamente legata al territorio, anzitutto per ragioni storiche. Il fenomeno del brigantaggio - dal quale si originò proprio la mafia - nacque infatti come forma estrema di protesta alla cosiddetta "Piemontesizzazione del Regno" dopo l'unità d'Italia (1861).
L'epopea (chiamiamola così...) di cosa nostra si è poi sempre sviluppata come forma di controllo e - a suo modo - protezione del territorio. Ed i risultati, per le famiglie mafiose, si sono visti, eccome: neppure Mussolini e l'integerrimo prefetto Mori riuscirono a sradicare il fenomeno. Non a caso, le relazione tra mafia e Stato sono sempre esistite, sebbene in maniera discontinua ed ambigua, talvolta concilianti, talvolta conflittuali. Alla fine della seconda guerra mondiale, per esempio, le famiglie mafiose - preoccupate dal nuovo regime democratico che si stava instaurando nel paese - premettero per la separazione (politica ed istituzionale) dell'isola dal continente, sotto protettorato americano. Si mediò, e si concesse infine ampia autonomia alla Regione Siciliana, ed il controllo del territorio da parte di cosa nostra si mantenne (e si mantiene tuttora) molto forte.
Non è poi un segreto che tra la fine degli anni '80 e l'inizio del '90, quelli della lotta più dura ed inflessibile alla mafia, alla strategia della tensione e degli attentati di Riina, ed a quella più dialogante di Provenzano, si affiancò una terza via appoggiata da Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella, che mirava - tramite il movimento politico "Sicilia Libera" - all'indipendenza dell'isola. Progetto infruttuoso, che però sembra riproporsi - anche se sotto altre forme, cangiante ma sempre uguale, come un camaleonte - nell'idea lanciata da Lombardo e Micciché.
Ora, lungi da me supporre connivenze mafiose che non posso provare, ma non è un segreto che Lombardo (al suo riguardo v'invito a vedere questo video) batté alle elezioni regionali siciliane Rita Borsellino, sorella del magistrato Paolo e simbolo dell'antimafia, o che ancora al Partito del Sud già si associa il nome di Totò "Vasa Vasa" Cuffaro, ex presidente UDC della Sicilia ed ora senatore per lo stesso partito, e condannato in primo grado a cinque anni per favoreggiamento e rivelazione di segreti d'ufficio (tra l'altro, molti dei suoi "santini elettorali" furono ritrovati nel covo dove fu arrestato Bernardo Provenzano quando il boss fu arrestato).
Infine, la tempistica. Non è strano che mentre si ritorna fortemente a parlare delle stragi del 1992/1993, dell'agenda rossa di Borsellino misteriosamente sparita da via D'Amelio, che mentre Riina dal carcere fa sapere proprio che "Borsellino l'anno ucciso loro" (dove 'loro' sta per Stato, ndr), che mentre si ritorna a parlare della mediazione tra Stato e cosa nostra ad inizio anni '90 tirando in ballo nomi eccellenti della politica, beh, salti di nuovo fuori un progetto para-indipendentista in Sicilia?
La storia sembra ripetersi, o sbaglio? Ma, d'altra parte, come scrisse Tomasi di Lampedusa ne "Il Gattopardo, "Bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla".
Bene, premetto che non credo affatto che la condizione del sud Italia - che considero sempre di più una causa persa - possa migliorare in seguito a questo improvviso clamore, e ritengo che una volta raffreddati i bollenti spiriti estivi di Lombardo & co. con una poltronicina e/o una promessucola in puro stile berlusconiano ("Subito 4 miliardi per la Sicilia! Agire come in Abruzzo! M'impegno in prima persona!") le acque si cheteranno in fretta.
Rimane tuttavia un punto, prettamente politico, che vale la pena analizzare: se notate, le rivendicazioni meridionali provengono esclusivamente dalla Sicilia. Non un fiato, una protesta, un "anche noi" si è levato dalle altre regioni del sud, guidate tanto dal centro-destra che dal centro-sinistra. Perchè? Cosa da i siciliani tanto diversi dagli altri abitanti del sud? L'autonomia speciale? Ragioni culturali? Storiche? Mi permetto di dare questa risposta: Cosa Nostra.
La mafia siciliana, infatti, presenta molti distinguo rispetto alle altre organizzazioni criminali del sud (camorra, n'drangheta, sacra corona unita): è una mafia estremamente legata al territorio, anzitutto per ragioni storiche. Il fenomeno del brigantaggio - dal quale si originò proprio la mafia - nacque infatti come forma estrema di protesta alla cosiddetta "Piemontesizzazione del Regno" dopo l'unità d'Italia (1861).
L'epopea (chiamiamola così...) di cosa nostra si è poi sempre sviluppata come forma di controllo e - a suo modo - protezione del territorio. Ed i risultati, per le famiglie mafiose, si sono visti, eccome: neppure Mussolini e l'integerrimo prefetto Mori riuscirono a sradicare il fenomeno. Non a caso, le relazione tra mafia e Stato sono sempre esistite, sebbene in maniera discontinua ed ambigua, talvolta concilianti, talvolta conflittuali. Alla fine della seconda guerra mondiale, per esempio, le famiglie mafiose - preoccupate dal nuovo regime democratico che si stava instaurando nel paese - premettero per la separazione (politica ed istituzionale) dell'isola dal continente, sotto protettorato americano. Si mediò, e si concesse infine ampia autonomia alla Regione Siciliana, ed il controllo del territorio da parte di cosa nostra si mantenne (e si mantiene tuttora) molto forte.
Non è poi un segreto che tra la fine degli anni '80 e l'inizio del '90, quelli della lotta più dura ed inflessibile alla mafia, alla strategia della tensione e degli attentati di Riina, ed a quella più dialogante di Provenzano, si affiancò una terza via appoggiata da Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella, che mirava - tramite il movimento politico "Sicilia Libera" - all'indipendenza dell'isola. Progetto infruttuoso, che però sembra riproporsi - anche se sotto altre forme, cangiante ma sempre uguale, come un camaleonte - nell'idea lanciata da Lombardo e Micciché.
Ora, lungi da me supporre connivenze mafiose che non posso provare, ma non è un segreto che Lombardo (al suo riguardo v'invito a vedere questo video) batté alle elezioni regionali siciliane Rita Borsellino, sorella del magistrato Paolo e simbolo dell'antimafia, o che ancora al Partito del Sud già si associa il nome di Totò "Vasa Vasa" Cuffaro, ex presidente UDC della Sicilia ed ora senatore per lo stesso partito, e condannato in primo grado a cinque anni per favoreggiamento e rivelazione di segreti d'ufficio (tra l'altro, molti dei suoi "santini elettorali" furono ritrovati nel covo dove fu arrestato Bernardo Provenzano quando il boss fu arrestato).
Infine, la tempistica. Non è strano che mentre si ritorna fortemente a parlare delle stragi del 1992/1993, dell'agenda rossa di Borsellino misteriosamente sparita da via D'Amelio, che mentre Riina dal carcere fa sapere proprio che "Borsellino l'anno ucciso loro" (dove 'loro' sta per Stato, ndr), che mentre si ritorna a parlare della mediazione tra Stato e cosa nostra ad inizio anni '90 tirando in ballo nomi eccellenti della politica, beh, salti di nuovo fuori un progetto para-indipendentista in Sicilia?La storia sembra ripetersi, o sbaglio? Ma, d'altra parte, come scrisse Tomasi di Lampedusa ne "Il Gattopardo, "Bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla".
fa sempre bene vedere dove sono nati i nostri attuali politici.
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